sabato, 04 luglio 2009,11:21

 

 

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mercoledì, 20 maggio 2009,10:04

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                            Stand By Me

Quanti di noi hanno sentito diverse versioni di una stessa canzone?
Quante sono? E quali sono le migliori? Sicuramente quella che ci emoziona di più…
Di questa canzone esistono infinite versioni…bellissima l’originale…ma questa, è quella che mi piace di più!ascoltatela e soprattutto gustatevela guardandola…
Io ho scoperto questa versione grazie ad una amica…
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per gustarla meglio interrompete la musica del blog, cliccando stop dal lettore mp3 sulla destra.

 

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giovedì, 30 aprile 2009,11:19

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CERTOSINA

 

 

Certosina era il nome della mia gatta. Ricordo era di un colore grigio perla, di razza Certosina o Certosa. Visse con noi molti anni, era la dolcezza vivente. Anche mio padre che non amava avere animali per casa gli era molto affezionato, anche se oggi nega tutto, ma, lui è fatto così. Ricordo che nel 1970 io andavo a scuola a Palestrina, (lei era con noi già da almeno 10anni), il paese a sei chilometri da Cave. Mi alzavo la mattina alle sei per prendere ogni giorno il trenino che mi portava a scuola, la sveglia non era quasi mai mia madre a darmela ma bensì Certosina. Ogni mattina saltava sopra il letto a castello, io dormivo nella parte superiore, mi svegliava facendomi le fusa nelle orecchie. Io scendevo dal letto e lei entrava sotto le coperte calde, a detta di mia madre ci restava fino alle dieci del mattino. Quando tornavo da scuola alle 14e30, lei mi aspettava sempre all’inizio del nostro giardino, per poi accompagnarmi dentro casa. Ogni anno ci sfornava almeno sei/otto piccoli gattini, purtroppo non tutti potevano sopravvivere, mia madre ogni volta piangendo era costretta a sopprimerne due o tre, gli altri venivano regalati ad amici e conoscenti...

 Lei, Certosina li partoriva sempre sotto il lavandino del bagno piccolo e, durante il parto,   beveva  caffé amaro che mia madre gli metteva di fianco dentro una tazza di plastica. Era talmente abituata al caffè che...per partorire, quando era il momento, sembrava aspettasse proprio la tazza con il caffé, non partoriva senza.

 A papà gli piaceva cosi tanto, che noi bambini lo sentivamo quando gli parlava, Certosina le rispondeva ogni volta, quando papà gli diceva “puttanona sei di nuovo incinta èh!”. Era uno spasso ascoltarli, lui dialetto romanesco lei...mugolii e miao miao... Mi ricordo che papà si alzava la mattina molto presto per andare a lavoro a Roma, le 4 e 30, la gatta usciva con lui qualsiasi tempo facesse, pioggia, vento, neve, sempre. Rientrava quando mamma si alzava e come ho detto veniva da me nel letto.

Certosina è stato uno dei primi miei grandi dolori; purtroppo nel 1974 ci ritrasferimmo a Roma, (secondo grande dolore di allora) e lei venne con noi. Non sopportava l’aria della città, vomitava spesso e non mangiava quasi mai, così decidemmo di riportala a Cave nella vecchia casa che ormai non era più nostra. Visse altri due anni in quella casa con i miei zii, ma purtroppo il loro amore per Certosina non era il nostro, la portarono via chiusa in un sacco che era in cinta, a Valmontone un paese a 8 chilometri da Cave. Noi ogni sabato e domenica tornavamo a Cave e passavamo nella vecchia casa per stare un po’ con lei, era dolcissima. Una domenica ci dissero la fine che aveva fatto 4 giorni prima. Al termine del pomeriggio la vedemmo tornare sporca e stanca, era ancora incinta, miagolò di gioia nel vederci e corse subito sotto il lavandino del bagno piccolo, doveva partorire. Mamma gli portò del caffè amaro e lei partorì dei splendidi gattini. Mia zia Luigia, rimase scossa dalla fedeltà di Certosina nei confronti nostri della casa. Aveva fatto 8 chilometri per tornare a casa senza aver visto la strada, aveva impiegato 4 giorni ma, era tornata a casa, la sua casa.

Mia zia ci promise che l’avrebbe tenuta per sempre, non fu così purtroppo, la abbandonò sei mesi dopo con lo stesso stratagemma, solo che ora aveva dei gattini da accudire.

Non tornò più! Dentro di me è rimasto un grande dolore tanta amarezza per non aver potuto vederla magari morire felice con noi.

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lunedì, 30 marzo 2009,07:53
alberi al vento

foto: Rinaldo

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10/03/1957-52anni

 

A me stesso

 

Solitari pensieri corrono,

rincorrono ricordi fatti di anni,

felici, radiosi, solitari e musoni.

Dolori assorbiti in giorni di sole,

piccole luci come piccoli sorrisi,

parole attraverso labbra fatte

di onde sonore.

Auguri Rinaldo, auguri a me stesso,

bivio d’amore a spasso nel tempo.

Di notte, la notte, questa notte,

cerco l’altra metà di me che 

scompare,

in questo quasi magico 10 di marzo,

pazzo a metà,

sdraiato,

con gli occhi sui fiori fatti di carne.

Scopro e ricordo ogni giorno

lenzuola da un corpo,

non dorme di notte, ma,

scorteccia pensieri fatti di legno,

si alza di giorno

in questo marzo speciale,

sapendo che il sogno scompare e

rimane l’attesa di gironi passati.

Graffia, graffia l’amore,

non sa di compleanni e di sogni

ma solo del tempo che passa

in un giorno strano di marzo.

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martedì, 13 gennaio 2009,09:34

 

 

NIDO D'INFANZIA

Immagine 2087.1 da te.

Tutti noi abbiamo avuto il nostro nido d’infanzia.

Quel posto sicuro, dove le braccia dell’amore materno ti facevano sentire protetto, dove tutte le paure scomparivano al tocco di una carezza, ad un sorriso, ad uno sguardo dolce e rassicurante……

Immagine 2096.1 da te.

Immagine 2104.1Immagine 2106.1

Non tutti i nidi però sono uguali. Il mio per esempio, è stato magico, ho avuto una madre dolcissima, severa solo quando io e i miei cinque fratelli la facevamo impazzire; accudiva al suo nido con maestria e volontà di far crescere bene i suoi  sei piccoli. Ci riempiva di dolcezza, di racconti e di vita, ma il nido d’infanzia non è solo quello fatto dalla madre, anche il padre contribuisce alla crescita dei piccoli.

 

Immagine 2123.1 da te.

Immagine 2100 da te.

 

Immagine 2116.1Immagine 2118.1

Mio padre era l’opposto di mia madre, duro, severo, quasi a compensare la dolcezza di lei, oppure era lei che compensava la durezza di mio padre? Non lo so, so comunque che il mio nido d’infanzia è durato una vita. Morto mio padre, il nido è esistito ancora, come se fossi sempre un bambino, la dolcezza di mia madre era li ancora per noi; poi, lei anche se ne è andata e il nido con lei, è finita la mia infanzia a 50anni, è finito il mio nido d’infanzia.

Immagine 2149.1 da te.

 

Immagine 2156.1 da te.

 

Immagine 2108.1 da te.

Immagine 2165.1 da te.

Immagine 2144.1 da te.

Qui sotto allego una porzione del diario di mia madre,  lei che ha costruito per noi un nido d’infanzia meraviglioso fino a quando… “Dio non mi chiamerà”.

Immagine 2173.1 da te.

 

Immagine 2177.1 da te.

Immagine 2106.1 da te.

 

“…. maledetto tempo, vola quando vorresti che si fermasse e non passa mai  quando si desidera che passi.

Una parte della mia vita era stata meravigliosa una certa altra terribile quasi impossibile ma nel complesso interessante… avere sei figli(vederli oggi) è stato stupendo, ed era importante sentirsi necessari. Purtroppo non puoi perdere qualcuno che ha fatto parte della tua vita per tanto tempo senza provare un senso di vuoto,  rimpianto per tutte le cose che non hai fatto e non ai potuto.

Ognuno dei miei figli è diverso dall’altro, eppure io vedo che i loro tratti sono i miei.

Amo i miei figli nella stessa maniera e penso ancora a loro come i miei bambini, ma non lo sono più, sono adulti e così diversi sotto tanti aspetti; e non si può smettere di essere una madre e di preoccuparsi per loro.

Spero tanto di essere una persona attiva fino al giorno che Dio mi chiamerà; anche quando sarò troppo vecchia per pensare voglio essere efficiente e piena di  interessi per loro.” 

 

Adesso vorrei sapere da voi, il vostro nido d’infanzia com’è stato?

 

Tutte le foto sono di: Rinaldo.

Foto scattate a due metri dal portone d'ingresso di casa mia, lei, la merla, la madre, aveva deciso che nei pressi del mio portone, costruire il suo nido d'infanzia era un posto sicuro...così è stato. 

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martedì, 30 dicembre 2008,09:46

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Immagine 028.1 da te.

foto: Rinaldo

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Amore

 

Ho accarezzato leccando,

lacrime di dolce piacere,

rotte e sensazioni di intimo,

di dubbi e altari fioriti.

Forza semplice che anima la vita,

l’amore.

Commosso,

nell’incertezza mi nascondo con lei,

impavido brivido senza menzogna.

Destinati nel volo,

gli uccelli, ci donano le ali in amore

e il vento apre finestre a speranze,

fiducia e dolori.

Amo l’amore!

di vita, di un fiore,

del cielo stellato che racconta indulgenze e ferite.

Di gioia e disgrazia,

arrogante e sereno,

tumultuoso e perfetto,

di intrecci e di baci,

di odi e tabù…è sempre l’amore

che domanda eccitato…mi vuoi?

Fatto di luci, di slanci in giorni d’inverno,

in notti d’estate, del profilo di lei.

Amo l’amore, ladro e leggero,

distratto e assonnato,

digiuno e focoso,

che racconta creduto, di follie del cielo,

di tormentate domande indifferenti al dolore,

ma nefaste al cuore.

Resta un momento,

un solo momento,

quando uno specchio figura di me,

con parole di sguardi senza motivo

mi guarda e mi dice…io sono l’amore.

 

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venerdì, 12 dicembre 2008,12:45

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Prima ancora del nome Maestro(Italia del nord,  Meccanico da Firenze in giù) il nome con il quale venivano chiamati i Macchinisti FS Italiani era Musi Neri...tempi lontani, romantici e di lotte...
Uno dei tanti MUSI NERI fu il
*macchinista anarchico Pietro Rigosi, 28 anni, sposato e padre di due bambine di tre anni e dieci mesi.
 Poco prima delle 5 pomeridiane del 20 luglio 1893 Rigosi si impadronì di una locomotiva e si diresse a tutta velocità verso la stazione di Bologna. Il personale tecnico della stazione deviò la corsa della locomotiva su un binario tronco, dove si schiantò contro una vettura vuota in sosta.
L'impatto fu tremendo ma l'uomo fu sbalzato via durante l'urto e sopravvisse.
Gli venne amputata una gamba e rimase sfigurato in viso, ma dopo due mesi venne dimesso dall'ospedale e esonerato dal servizio in ferrovia per motivi di salute.
Non svelò mai il motivo di quel gesto che fu interpretato dai giornali come atto di pazzia.
La locomotiva è una canzone di Francesco Guccini compresa nell'album Radici del 1972. È forse la sua ballata più popolare e da quasi trent'anni Guccini la ripropone alla fine di ogni suo concerto.
La canzone si riferisce a un fatto realmente accaduto, raccontato con alcuni adattamenti poetici.
*brano tratto da internet

Queste foto in bianco nero, sono un piccolissimo omaggio a questi uomini.
Foto fatte tanti anni fà, durante un viaggio a vapore da Verona a Modena.

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Musi Neri 8 da te.

La locomotiva

Musi Neri 4 da te.

ultimo controllo

Musi Neri 2 da te.

la salita

Musi Neri 6 da te.

si parte

Musi Neri 11 da te.

si spala carbone e via il vapore..

Musi Neri 10 da te.

stazione di Roverbella

Musi Neri 7 da te.

uno sguardo alla Pianura Padana

Musi Neri 12 da te.   rifornimento acqua a Mantova..

Musi Neri 13 da te.

Musi Neri 1 da te.

si fa mattina in pianura

Musi Neri 9 da te.

                                         Modena, ultima riparazione.

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tutte le foto sono di: Rinaldo 

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venerdì, 28 novembre 2008,13:39

 

 

venezia 01 da te.

foto: Rinaldo

Takuji

 

Passo dopo passo

Pietra dopo pietra

Tavola dopo tavola

si cammina nell’acqua.

Maschere riflesse da vetri colorati,

riflettono volti e

nascosti sorrisi,

pensieri lontani

di gente che va.

Ombre  dai ponti senza riflesso,

remegio di barche e di gente Venezia.

Campo dei frari,

calle de  la passione,

la vita cammina a Venezia,

sparge profumi e profili d’oriente.

Takuji sa dov’è il cuore della città,

dove cercare oltre il respiro, oltre la vita,

cosa guardare…

e immerge nell’anima raggi di sole.

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lunedì, 10 novembre 2008,11:13

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013sergiocesare.3 da te.

 foto: Rinaldo

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Oggi parlo un pochino di loro….si questi due strani personaggi della foto…maestro Cesare(con barba) e il suo allievo prediletto maestro Sergio(con occhiali,mio fratello).

Entrambi maestri di mosaico o Musivarius come ama definirsi Sergio, entrambi maestri… quasi di vita.

Perché parlo di loro? mahh! ne ho semplicemente voglia...loro sono sempre stati presenti nella mia vita, io ho lambito la loro qualche volta e ne sono sempre rimasto affascinato e direi…anche invidioso, gia dalle prime volte che li vidi lavorare in una buia cantina di un vecchio palazzo romano nei pressi del Colosseo…il mosaico a cui lavoravano era bellissimo, vicino a loro oltre che gli strumenti da lavoro, c’era un tavolo con sopra cibo e vino rosso…era Maria la moglie di Cesare che ogni tanto portava le scorte di sopravvivenza agli artisti.

 

Per Cesare il mosaico  “è la conoscenza dello spazio che esiste tra una tessera e l’altra”, stessa filosofia assimilata da Sergio, quasi che lui avesse già di dentro queste parole di Cesare.

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mostra cesare 007 da te.

mosaico di cesare

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48 da te.

mosaico di sergio

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Loro due questo spazio riescono a viverlo nei migliori dei modi oltre che nel mosaico, anche con le persone. Infatti quando i “nostri” sono insieme, sono invidiabili davvero, perché tra loro esiste una complicità di vita privata, un senso del colore nel lavoro e nella vita di ogni giorno, un senso della posizione davanti agli altri(appunto lo spazio tra le tessere), che si rimane affascinati da questi due maestri del mosaico...sanno far ridere al momento giusto, sanno star zitti(quando mai!!) quando è l’ora del silenzio…e sanno starti vicino nel momento del bisogno.

Ognuno ha la sua personalità ben distinta, ma quando sono insieme ne formano una unica e irripetibile, si fondono tra loro…specialmente quando lavorano insieme oppure quando sono a tavola e li vedi mangiare!! Sono amici veri.

Cultori del buon cibo oltre che dell’arte…in fondo per loro il buon mangiare è anche una forma d’arte…lo so perché gli ho visti all’opera davanti hai fornelli in quel di Ravenna, durante la pausa dal loro lavoro di una villa (vedi foto).

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1 da te.

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22 da te.

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24 da te.

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3 da te.

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Insomma questi due maestri oltre che essere dei grandi artisti del mosaico, sono persone speciali, ed io sono felice di essere loro amico e fratello.

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mercoledì, 22 ottobre 2008,09:26

Quante volte durante la nostra vita ci siamo sentiti dire....Zuccone! ....oppure... hai la testa vuota come una zucca!

Immagine 607 da te.

nel nostro parlare comune, tra gli amici, oppure quando eravamo piccolini con i genitori.

Immagine 584 da te.

Quante volte ci hanno detto sei peggio di una zucca pelata!...cosa ti passa in quella zuccaccia...

Immagine 587 da te.

Ognuno di noi con la propria personale testa/zucca, tutte diverse...magari anche vuote oppure piene di tutto.

Immagine 589 da te.

immaginevate che ne esistessero così tante e così belle?

Immagine 597 da te.

Proprio come le nostre stupende teste...

 

Immagine 595 da te.

Ecco passeggiando per Bolzano non molto tempo fa mi sono chiesto...

Immagine 604 da te.

Immagine 601 da te.

...ma la vostra quale zucca è?...

Immagine 591 da te.

Immagine 590 da te.

....come siete?... 

Immagine 594 da te.

Immagine 611 da te.

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Tutte le foto sono di: Rinaldo

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